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sotto la lente

Basta il sole? Quando la vitamina D va integrata

Quanto fa il sole, chi rischia la carenza e quando serve l’integratore.

Sole o capsula?

Sfera dorata con la lettera D, flacone contagocce e fette d’arancia essiccate su un tavolo di legno

In breve

  • Il corpo produce vitamina D con il sole, ma quanto dipende da stagione, età e colore della pelle.
  • L’UE riconosce il suo ruolo per ossa, muscoli e sistema immunitario. Sulle cadute negli over 60 le fonti non concordano.
  • Non serve a tutti e più non è meglio: si decide con il medico.

Sole o capsula?

La vitamina D è tra gli integratori di cui si sente parlare di più, soprattutto quando arriva l’inverno. La domanda è semplice: basta uscire al sole o serve una capsula? La risposta cambia da persona a persona.

Che cos’è la vitamina D?

È una vitamina che produciamo anche da soli: succede nella pelle, grazie ai raggi UVB del sole [1]. Serve all’intestino per assorbire il calcio, indispensabile per le ossa [1].

Con il cibo ne arriva poca: si trova in pochi alimenti, come il pesce grasso e il tuorlo d’uovo, e in alcuni prodotti arricchiti [1].

Basta prendere il sole?

Non esiste una regola valida per tutti. L’NIH, l’istituto di salute statunitense, riporta che secondo alcuni esperti possono bastare da 5 a 30 minuti tra le 10 e le 16, ogni giorno o almeno due volte a settimana, su viso, braccia, mani e gambe senza protezione solare [1]. È un’indicazione di massima, non una prescrizione.

Molto dipende dalle condizioni: stagione, ora del giorno, nuvole e quantità di melanina nella pelle cambiano il risultato, e con l’età la pelle ne produce meno [1]. E il sole dietro un vetro non conta: il vetro blocca gli UVB [1].

La stessa scheda ricorda che i raggi UV sono una causa di tumori della pelle e che conviene limitare l’esposizione [1]. Il sole senza protezione non è quindi un consiglio da seguire alla leggera.

Donna con gli occhi chiusi e il viso rivolto al sole, in un prato al tramonto

Quali sono i benefici?

L’Unione europea ha autorizzato alcune indicazioni sulla salute. La vitamina D contribuisce [2]:

  • al normale assorbimento di calcio e fosforo;
  • al mantenimento di ossa e denti normali;
  • al mantenimento della normale funzione muscolare;
  • alla normale funzione del sistema immunitario.
Illustrazione di un osso sezionato, con la parte interna porosa in vista

Una carenza grave può causare rachitismo nei bambini e, negli adulti, l’osteomalacia, cioè ossa più fragili e deformabili [1].

Sulle cadute il quadro è meno netto. Dal 2014 nell’UE è autorizzata un’indicazione secondo cui la vitamina D contribuisce a ridurre il rischio di cadute dovute a instabilità e debolezza muscolare negli over 60, a condizioni precise sulla quantità assunta [3]. L’NIH però scrive che non è chiaro se gli integratori riducano cadute e fratture [1]. E una bozza del 2024 della task force statunitense sulla prevenzione, basata su 20 studi, non ha trovato benefici nelle persone dai 60 anni in su che vivono a casa e non hanno carenza, osteoporosi o problemi di assorbimento [4].

Oltre le ossa, l’NIH segnala che finora gli studi clinici non hanno mostrato una prevenzione di depressione, malattie cardiovascolari o tumori [1].

Attribuito o dimostrato?

Si sente dire

  • “Basta un po’ di sole, anche dietro la finestra”
  • “Previene depressione e tumori”
  • “Più ne prendi, meglio è”

Riconosciuto o osservato

  • Contribuisce al mantenimento di ossa e funzione muscolare normali (indicazioni autorizzate in UE) [2]
  • Il vetro blocca gli UVB [1]
  • Gli studi clinici non hanno mostrato una prevenzione di depressione o tumori [1]

Attenzione

La vitamina D si accumula e l’eccesso arriva quasi sempre dagli integratori: nei casi più gravi può danneggiare i reni e il cuore [1]. Per l’EFSA il limite per gli adulti è di 4.000 UI al giorno, considerate tutte le fonti, e nei bambini è più basso [5]. Può anche interagire con alcuni farmaci, tra cui statine, cortisonici e alcuni diuretici [1]: se li prendi, parlane con il medico.

Quando va integrata?

Per gli adulti sani la regola non è “a tutti”. Una linea guida della Endocrine Society del 2024 suggerisce di non superare le quantità raccomandate sotto i 75 anni e di non fare esami di routine [6]. L’integrazione ha senso soprattutto quando c’è una carenza accertata o un motivo indicato dal medico.

Secondo l’NIH rischiano di averne poca [1]:

  • i lattanti allattati al seno: ne parla il pediatra, anche senza esami;
  • le persone anziane e chi prende poco sole;
  • chi ha la pelle scura;
  • chi ha problemi di assorbimento, come la celiachia;
  • chi ha obesità o ha fatto un bypass gastrico.

Anche in gravidanza e allattamento è una scelta da valutare con chi ti segue [6]. Per capire come stai c’è un esame del sangue, la 25(OH)D, se il medico lo ritiene utile. Ma anche lì non c’è una soglia condivisa da tutti [1].

La risposta migliore te la dà il tuo medico.

Fonti

  1. National Institutes of Health, Office of Dietary Supplements. Vitamin D: Fact Sheet for Health Professionals, aggiornata il 27 giugno 2025. NIH
  2. Commissione europea. Regolamento (UE) n. 432/2012, elenco delle indicazioni sulla salute consentite, voci “Vitamina D”, 2012. EUR-Lex
  3. Commissione europea. Regolamento (UE) n. 1228/2014, indicazione su vitamina D e rischio di cadute, 2014. EUR-Lex
  4. U.S. Preventive Services Task Force. Vitamin D, Calcium, or Combined Supplementation for the Primary Prevention of Falls and Fractures in Community-Dwelling Adults, bozza del 17 dicembre 2024. USPSTF
  5. EFSA NDA Panel. Scientific opinion on the tolerable upper intake level for vitamin D. EFSA Journal, 2023. DOI
  6. Demay MB et al. Vitamin D for the Prevention of Disease: An Endocrine Society Clinical Practice Guideline. Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, 2024. DOI

Questo articolo ha scopo divulgativo e non sostituisce il parere del medico. Leggi il disclaimer.

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